La politica che coinvolge le proprie comunità nei meccanismi di costruzione delle identità dei luoghi può ottenere risultati molto migliori rispetto a un bello spot e a una bella foto.

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Decine di migliaia di cittadini, baresi e non solo, in strada per festeggiare San Nicola, 8 maggio 2019 (fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno)

(sintesi del mio intervento per Trentino Brand New 2020)

Sono un cittadino pugliese. Fino a una ventina d’anni fa la nostra rappresentazione nel mondo poteva essere sintetizzata con l’accento di Lino Banfi nei suoi film, e la convinzione che tutti i pugliesi parlassero con quell’accento. (no, non è così, abbiamo problemi con le vocali ma di diversa natura. Hint: provate a farmi pronunciare Coca-Cola)

La Puglia era la Regione delle sigarette di contrabbando, dell’Ilva e della centrale a carbone di Cerano, della Sacra Corona Unita, del “non entrare a Bari Vecchia perché ti rubano tutto”. Eravamo Sud, prima che Puglia. Un Sud raccontato nel peggiore dei modi possibili. …


Le città avevano chiesto il (migliore) tempo delle persone in cambio della promessa di un’alta qualità della vita: perché questo scambio non funziona più — e perché, forse, non è un dramma.

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Photo by Christian Fregnan on Unsplash

Questo post è un commento a una pubblicazione molto interessante a cura di Davide Agazzi, Stefano Daelli e Matteo Brambilla che trovate sul sito www.cittadalfuturo.com e che si prefigge il compito di valutare perché le metropoli stanno vivendo la crisi di senso in cui sono immerse da mesi (è di ieri la notizia delle trecentomila famiglie che hanno deciso di lasciare New York per cercare fortuna, e costi più bassi, altrove) e, di conseguenza, di individuare soluzioni per evitare che le grandi città perdano la loro centralità. …


Aspettando i dati definitivi (semicit.), una selezione dei numeri più interessanti dagli Exit Poll Edison/New York Times

1. Un unico fatto, due realtà parallele: sulle capacità di gestione della pandemia (e sull’uso della mascherina) assistiamo a una spaccatura quasi drammatica nelle valutazioni

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Ha funzionato il modello opposto rispetto a ciò a cui siamo abituati nel nostro paese: niente toni urlati e radicalità nella proposta politica.

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Jacinda Ardern, rieletta prima ministra in Nuova Zelanda (Hannah Peters–Getty Images)

Perché interessarsi alle elezioni politiche in Nuova Zelanda, un paese così lontano da noi e con “soli” cinque milioni di abitanti?

Ci sono un sacco di motivi, in verità.
In primo luogo, la storia è interessante per le modalità con cui si è arrivati a questo risultato.

Jacinda Ardern è la prima premier della storia del suo paese che non avrà bisogno di una coalizione per governare. Ha vinto infatti col 49.7% dei consensi, e in Nuova Zelanda c’è una legge elettorale iper-proporzionale. …


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Photo by Sandie Clarke on Unsplash

Perché prima del primo lockdown non si avevano riferimenti su quanto potesse durare, sulle conseguenze sulla vita delle persone, perché non era stata sperimentata la fatica di quella fase. Ora tutto questo è molto chiaro, fa paura, e porta dunque a una minore disponibilità da parte dei cittadini ad accettare un ipotetico lockdown, anche se fosse l’unica soluzione possibile a ridurre i contagi;

Perché a differenza della prima ondata, in cui il Governo fu giustificato da una fetta significativa dell’opinione pubblica per aver gestito l’imponderabile, c’è la sensazione (parlo sempre di percezione dell’opinione pubblica, non ho le competenze necessarie a fare inferenze più complicate) che nei mesi di ‘relativa tranquillità’ non sia stato fatto tutto il necessario per gestire questa fase, che era stata ampiamente prevista e…


Una ricerca di aprile 2020, realizzata da un team multidisciplinare, dimostra che l’esposizione dei cittadini americani alla disinformazione online è del tutto marginale (l’1% al massimo). Le questioni aperte, comunque, non mancano.

Da qualche anno da questa parte — per semplificare, da quando Donald Trump ha vinto le elezioni americane nel 2016 — è iniziata una lunga, costante, approfondita “campagna contro le fake news”. La tesi implicita, mai realmente dimostrata, è che Trump abbia vinto prima di tutto grazie all’utilizzo massiccio di meccanismi di disinformazione, in particolare sui media digitali. …


Stravincono i governatori uscenti, perdono i leader che amano alzare i toni: è il momento della stabilità e dell’equilibrio?

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Celebri romani che esultano per un pareggio in rimonta.
  1. Non c’è stato alcun effetto visibile del voto amministrativo sul referendum. Il successo del sì è stato piuttosto omogeneo e la tendenza, al massimo, è geografica: il sì ha vinto di più al Sud e dentro questo risultato va visto (come sempre, che piaccia o meno) un sentimento di rivalsa verso una classe politica trasversalmente percepita come incapace di risolvere i problemi;
  2. Bisogna resistere alla tentazione di dire che chi ha votato no è di sinistra e chi ha votato sì è di destra. Cito un dato: in Veneto, nella regione in cui Zaia ha preso il 76.7%, il no ha ottenuto la percentuale più alta. A resistere a questa tentazione dovrebbero essere prima di tutto Salvini e Meloni, ma mi pare che non ci stiano…


Due dati dicono con forza: i (comunicatori) politici stanno esagerando

1. Come definiresti la pubblicità di contenuti politici sui social media?

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Questa è la domanda centrale di una ricerca condotta da Magnite e rilanciata da EMarketer sulla platea americana. La risposta lascia poco spazio a interpretazioni: gli aggettivi associati alla pubblicità politica sono negativi per più del 70% degli utenti; per quasi la metà dei rispondenti le inserzioni sono “inaffidabili”.

2. Qual è il tuo atteggiamento nei confronti dei contenuti politici sui social media?

Una ricerca di CivicScience, anch’essa ripresa da EMarketer, ha indagato la questione nel corso del tempo, e anche in questo caso i dati sono incontrovertibili.


La crisi di senso che sta sperimentando Milano non riguarda solo il cambiamento del sistema del lavoro nel terziario avanzato, ma anche l’emersione del senso di solitudine degli emigrati lavorativi. Ricostruire senso di comunità in ogni quartiere potrebbe essere la prossima sfida delle grandi città

Londra: chiude un terzo dei punti vendita della catena Pret-a-manger.
NY: la Time Life Skyscraper è vuota per il 90%.
Las Vegas sta affrontando la più grave crisi finanziaria della sua storia.

Milano, insomma, è in “buona” compagnia. …


Una prima — manca un mese alle elezioni e in un mese può succedere di tutto — risposta alla domanda che ho ricevuto più di frequente negli ultimi trenta giorni.

Premesse metodologiche

  1. Questo è il genere di post su cui si rischia di bruciare la propria reputazione. Metto dunque le mani avanti con un’argomentazione, per fortuna, vera: in un mese, nella politica contemporanea, può succedere di tutto. Il Covid purtroppo avanza in tutta Italia, una quota significativa — e sempre crescente — di elettori è portato a prendere la propria decisione di voto nelle ultime due o tre settimane e lo scenario è così inedito da rendere impossibile qualsiasi previsione con massimi livelli di certezza. È dunque possibile che questo post diventi presto carta straccia o che contenga gravi inesattezze. Ed è dunque possibile che ne debba scrivere un altro completamente diverso di qui al 20 settembre, e uno di scuse ancora dopo se mi va male. 1b.

About

Dino Amenduni

Socio, comunicatore politico e pianificatore strategico dell’agenzia di comunicazione Proforma (www.proformaweb.it)

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