Perché la vittoria di Jacinda Ardern in Nuova Zelanda è interessante anche per l’Italia

Ha funzionato il modello opposto rispetto a ciò a cui siamo abituati nel nostro paese: niente toni urlati e radicalità nella proposta politica.

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Jacinda Ardern, rieletta prima ministra in Nuova Zelanda (Hannah Peters–Getty Images)

Empatia e risolutezza insieme: Ardern si autodefinisce un’idealista pragmatica, ed è probabilmente questo il segreto del suo successo.

È vero, la Nuova Zelanda è lontana. È vero: governare una nazione da cinque milioni di persone è forse meno complicato rispetto a guidare gli Stati Uniti. È vero: lo stile di governo di Jacinda Ardern può essere considerato più come un modello che come un mix di regole che funziona di certo in ogni parte del mondo.

Ma è un modello che funziona, e funziona facendo il contrario rispetto a ciò a cui siamo abituati in Italia: niente toni urlati e radicalità nella proposta politica.

Insieme al voto sulle politiche i neozelandesi sono stati chiamati, lo stesso giorno, a esprimere la propria preferenza su temi come l’eutanasia e la legalizzazione della cannabis in altrettanti referendum i cui risultati saranno resi noti a fine mese: due argomenti su cui da noi si discute oramai da decenni, e sempre col terrore di disturbare qualcuno.

Socio, comunicatore politico e pianificatore strategico dell’agenzia di comunicazione Proforma (www.proformaweb.it)

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