Cosa penso (per ora) delle elezioni regionali in Puglia

Una prima — manca un mese alle elezioni e in un mese può succedere di tutto — risposta alla domanda che ho ricevuto più di frequente negli ultimi trenta giorni.

Premesse metodologiche

  1. Alle analisi su chi diventerà governatore della Puglia, complicate di per sé, vanno incrociati due elementi che nei sondaggi ‘verticali’, quelli che indagano le sole intenzioni di voto alle regionali, di solito non si misurano: l’impatto dell’election day, e nello specifico l’orientamento degli elettori sul referendum costituzionale sulla riduzione dei parlamentari, e le elezioni amministrative che riguarderanno un quinto dei comuni pugliesi, inclusi Andria (100mila abitanti), Trani (55mila) e altri tredici che hanno più di 15mila abitanti. Chi andrà a votare alle comunali farà aumentare l’affluenza per le regionali, e se sì in che modo? Il referendum farà un favore ai candidati sostenuti da liste che sostengono il sì, al contrario ci sarà un vantaggio per chi è posizionato sul no o questo incrocio sarà irrilevante?

Due rapidi suggerimenti per chi guarda le regionali pugliesi da lontano

2. No, non credo che i pugliesi voteranno sulla base di chissà quali indicazioni nazionali: voteranno prima di tutto il personale politico messo loro a disposizione dai partiti e dalle liste civiche locali, più o meno come accade in qualsiasi altra elezione regionale. L’elemento di pressione nazionale dipenderà dal livello di (s)copertura delle liste su base locale. Ma, come da tradizione delle elezioni al Sud Italia, le liste e i candidati al consiglio regionale non mancano di certo, soprattutto a sostegno di Emiliano (15 liste in tutto, tra cui esplicitamente alcune liste-civetta. Dopo spiegherò perché secondo me questo è il dato di cui tenere maggiormente conto).

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Photo by Giulia Gasperini on Unsplash

Una sfida a due: Emiliano versus Fitto

Detto questo, mi pare improbabile che gli altri candidati abbiano qualche speranza di inserirsi in questa sfida: il MoVimento5Stelle non ha più la forza del consenso delle politiche del 2018, in cui riuscirono a vincere in tutti i collegi uninominali della Regione e arrivarono a sfiorare il 45% dei voti. Oltre alle difficoltà legate all’azione di governo, bisogna tenere conto del fatto che tra i candidati alla presidenza c’è anche Mario Conca, che aveva partecipato alle ‘primarie’ interne al MoVimento e che è stato espulso dopo averle perse. Questo dissidio interno peserà quantomeno sulla mobilitazione, e vedremo se inciderà anche sui voti effettivi.

Ivan Scalfarotto, candidato di Italia Viva, Azione (il partito di Calenda) e +Europa, sembra al momento tagliato fuori dalla più classica delle dinamiche del voto utile, per cui la sfida sembra a due sin dall’inizio, e poi bisognerà vedere l’effettiva forza delle liste a suo sostegno. La questione-liste è, infatti, almeno secondo me, la possibile chiave di volta dell’intera faccenda. Ma, come detto, accennerò più avanti a questa questione.

Perché l’alleanza giallo-rossa non aveva alcuna speranza di realizzazione in Puglia

  1. Antonella Laricchia è già stata candidata presidente alle Regionali del 2015. L’avversario di Emiliano ‘da destra’, Francesco Schittulli, è stato di fatto cooptato poco dopo dallo stesso Emiliano, e dunque Laricchia si è ritrovata a fare la leader dell’opposizione anche in ragione del suo secondo posto assoluto in quella tornata elettorale. Poco dopo il successo, Emiliano propose al M5S di gestire tre assessorati (tra cui quello all’ambiente), in una sorta di tentativo ante litteram di formare l’attuale alleanza di governo nazionale, ma ricevette un secco e sdegnoso rifiuto. Emiliano, nel frattempo, è stato anche candidato alle Primarie nazionali del PD. Considerando che i candidati presidenti delle due forze politiche sono gli stessi di cinque anni fa (cioè Emiliano per il centrosinistra e Laricchia per il M5S), sarebbe stato impossibile immaginare un’inversione a U del MoVimento nei confronti di un candidato così chiaramente legato alla politica tradizionale.
  2. In modo del tutto speculare bisogna dire che Emiliano mai avrebbe accettato di fare un passo indietro in nome di questo accordo nazionale, soprattutto perché è risultato il candidato della sua coalizione dopo aver vinto Primarie interne.

Per queste due ragioni credo che praticamente nessuno, anche chi formalmente ha lavorato per provare a riavvicinare PD e M5S, abbia mai creduto che questa alleanza potesse essere fattibile, e infatti l’appello del presidente del Consiglio (pugliese) Conte a ricomporre alleanze locali simili a quella nazionale è suonata, almeno a me, piuttosto avventurosa se non del tutto ingenua.

Perché Renzi e Calenda non sostengono Emiliano

E se Fratelli d’Italia superasse la Lega?

In definitiva: chi vince (e con quale affluenza)?

  1. Alla fine la campagna elettorale si sta rivelando una sfida tra debolezze. Fitto, dal punto di vista del voto d’opinione, è il candidato ideale per Emiliano. Non è nuovo dal punto di vista politico (è stato presidente di Regione oramai 20 anni fa) e non entusiasma gli alleati di coalizione; Laricchia è la stessa candidata di cinque anni fa. Considerando che il M5S se la passa peggio di allora, mi risulta complicato immaginare un suo exploit personale.
  2. Emiliano, che a sua volta non è più in grado di mobilitare grandi masse di popolo a suo favore (soprattutto a sinistra e nei segmenti demografici di età più bassa), ha capito di essere a sua volta in una posizione di debolezza e ha interpretato la campagna elettorale partendo proprio dai dati di scenario: candidati non nuovi, scarso interesse della cittadinanza (per ora, in pratica, si è parlato solo della composizione delle liste), data delle elezioni anomala e in piena (nuova) emergenza-Covid potrebbero portare a una riduzione dell’affluenza rispetto al già non entusiasmante 51% del 2015. Con meno elettori e con un voto d’opinione ridotto al lumicino, la via maestra per vincere le elezioni è la costruzione di liste forti, composte da professionisti della politica o, in alternativa/aggiunta, da un sacco di gente a caccia di voti sul territorio. La sproporzione tra le quindici liste di Emiliano e le cinque di Fitto potrebbe, alla fine, consentire al governatore uscente di limitare la perdita di voti (che, come spiegato prima, non dovrebbero essere poi troppi) legati alla candidatura di Scalfarotto e risultare decisiva per l’esito finale del voto.

Cosa potrebbe modificare questo scenario?

2. Un’eventuale sovrapposizione tra gli orientamenti del referendum sul taglio dei parlamentari e quello per le regionali. Il M5S potrebbe, in teoria, trarre un vantaggio da questo effetto-alone, ma è difficile valutare a discapito di chi;

3. Forti anomalie a livello di voto amministrativo che potrebbero creare situazioni altrettanto anomale a vantaggio o a svantaggio delle varie coalizioni a livello regionale, anche se nel recente passato (a partire dalla campagna delle amministrative a Bari dell’anno scorso) è emersa una certa capacità di discernimento da parte degli elettori.

4. Ultimo ma non ultimo (grazie a Giuseppe Campanile che me lo ha giustamente suggerito): cosa succederà se l’andamento dei contagi in Puglia sarà anomalo rispetto al resto d’Italia, verso l’alto o verso il basso? Emiliano potrà pagare o essere premiato da questo genere di numeri? E soprattutto (l’elefante nella stanza di questo periodo della politica): gli election days saranno confermate nelle date attuali del 20 e 21 settembre o bisognerà rinviare tutto?

Ci sentiamo più avanti per le pubbliche ammende :)

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Socio, comunicatore politico e pianificatore strategico dell’agenzia di comunicazione Proforma (www.proformaweb.it)

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